Oracolo manuale per scrittrici e scrittori

Io credo fortemente nelle potenzialità della scrittura creativa. Certo, non va confusa con un balsamo miracoloso, grazie al quale si passa in mezz’ora da sbagliare i congiuntivi a vincere il Premio Strega; e certo, non tutti i corsi sono ugualmente validi. Ma, se studiata ed esercitata nel modo giusto, credo possa essere una disciplina preziosa e un valido aiuto, non solo per gli scrittori alle prime armi ma anche per quelli che hanno già esordito da un po’.
Purtroppo in Italia (e forse non solo) c’è sempre un po’ lo stereotipo per cui il talento è una sorta di fluido divino che scende sulla terra incarnandosi nel fortunato di turno. Io non credo che le cose funzionino in questo modo: penso invece che per imparare un mestiere (sia pure quello di scrivere o, alla Pavese, di vivere) sia necessario studiare, esercitarsi, fare fatica, se possibile anche sudare copiosamente. No, davvero: Michelangelo, che era Michelangelo, è andato a bottega per anni per apprendere le tecniche della pittura e della scultura; quante probabilità ci sono che io abbia innato il talento della narrazione? Siamo seri.
Quindi, quando mi capita di trovare un libro di qualcuno che sul tema ne sa molto più di me, cerco di non farmelo scappare. Giulio Mozzi è uno di questi: bravo divulgatore di faccende editoriali, talent scout, scrittore e insegnante di scrittura creativa (fondatore fra l’altro della Bottega di narrazione), ha pubblicato recentemente un volume che mi ha molto incuriosita, e che ho divorato nell’arco di poche ore.
L’Oracolo manuale per scrittrici e scrittori è un libro che al 99% mantiene le promesse, già a partire dal titolo: è un oracolo, quindi non un manuale completo e metodico. Nella forma ricorda, volutamente, il celeberrimo Libro delle risposte di Carol Bolt (non fate finta di non conoscerlo, vi vedo benissimo che ne avete uno nella libreria nascosto dietro Dostoevskij…) e infatti, come spiega la IV di copertina, si può o leggere normalmente, o consultare aprendolo a caso – aggiungendo, a proprio piacere, tutti i rituali desiderati prima di questa operazione: con la mano sinistra, su una gamba sola, accendendo una candela per fare atmosfera e così via.
Io ho scelto la prima strada – ma non è detto che in futuro non mi cimenti con la seconda – e mi sono imbattuta in parecchi “vaticini” che mi sono piaciuti molto: alcuni perché confermano certe teorie che avevo già elaborato nella mia testa; altri perché mi hanno sorpresa; altri ancora perché mi hanno fatto venire voglia di metterli in atto. Per esempio:

Procurati un dizionario etimologico e va’ a leggere l’etimologia di tutte le parole che adoperi. Nessun arciere andrebbe mai in guerra con frecce spuntate; perché io scrittrice dovrei comporre un testo utilizzando parole che conosco solo a metà?
I personaggi non esistono. Esistono le relazioni tra i personaggi. Una frase che all’inizio mi ha po’ indispettita per la sua perentorietà, ma che poi ho trovato estremamente vera – e, soprattutto, calzante per il mio modo di scrivere.
Tutto ciò che accade, accade all’improvviso. Come sottolinea giustamente Mozzi: «Anche il signor de La Palice, pochi minuti prima d’essere morto, era ancora vivo». L’unica eccezione ammessa è Snoopy con il suo: «Era una notte buia e tempestosa. Improvvisamente echeggiò uno sparo».
Prima di immedesimarti nel tuo protagonista, considera la differenza tra la tua statura e la sua. L’ho trovato un consiglio geniale, a cui non avevo mai pensato prima e che mi sforzerò davvero di mettere in pratica in futuro. Ne approfitterei quindi per annunciare che d’ora in avanti tutti i personaggi dei miei romanzi non supereranno 1,65 m di altezza.

Ora, a malincuore, mi fermo, altrimenti va a finire che riscrivo qui la metà delle pagine – e non mi sembra una cosa carina da fare nei confronti dell’autore. Ci tengo però a ribadire come questo libro, utilissimo per chi già si cimenti con la scrittura o voglia farlo (più i primi che i secondi, a mio parere), sia anche molto divertente e stimolante. È difficile leggerlo senza correre ad armarsi di penna e del classico “taccuino dello scrittore”, o di tablet e computer se preferite, per provare a buttare giù qualche nuova idea per una futura potenziale storia.
Dicevo, però, che l’Oracolo manuale è fedele alle aspettative al 99%. L’1% di inganno, a mio avviso, sta nel sottotitolo, che recita: «Metodo rapido ed efficace per la risoluzione di ogni problema narrativo e di scrittura…». No, credetemi: questo libro non risolve i problemi, ne crea di nuovi. Ed è bene che sia così, perché corrispondono a nuove sfide e stimoli per migliorarsi. Così gli scrittori finalmente capiscono che l’unico fluido che scende dall’alto è l’acqua che fuoriesce dalle tubature di quello del piano di sopra, e magari si decidono a chiamare l’idraulico.

Giulio Mozzi, Oracolo manuale per scrittrici e scrittori, Sonzogno, 2019

Romagnola (molto romagnola), vivo tra l'Italia e Berlino. Dal 2004 mi occupo di editoria: scrivo, edito, creo giochi di enigmistica. A marzo 2019 è uscito il mio secondo romanzo: "Tutta colpa di mia nonna" (Baldini+Castoldi).

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