Coming Out Day

Oggi, 11 ottobre, è il Coming Out Day, una giornata istituita per iniziativa della comunità LGBT che celebra la dichiarazione pubblica della propria identità sessuale. Una cosa importante, visto che in tema di diritti civili siamo ancora piuttosto indietro; una data che deve far riflettere. Personalmente, però, devo ammettere che scoprire di chi si innamora e con chi va a letto la gente non è fra le mie priorità. A meno che la cosa non mi riguardi, ovviamente. Il mio sogno è che l’omosessualità smetta di essere un argomento e diventi la normalità: una cosa di cui non si parla non per vergogna o pudore, ma perché proprio non c’è niente da dire, è così e basta. Condivido in pieno un pensiero espresso da Aldo Busi (e non solo): «Quando voglio stabilire il grado di stupidità di una persona, le chiedo di solito che cosa pensa dell’omosessualità: più ne pensa qualcosa, più è stupida».

Credo quindi che ci siano cose ben più inconfessabili dell’orientamento sessuale. Cose su cui è meglio glissare, far finta di niente, che se no poi la gente chissà cosa pensa. Per cui mi sono fatta forza e ho deciso di fare un mio personalissimo coming out, tirando fuori alcuni aspetti della mia vita sui quali di solito non mi esprimo. Eccoli.

  • Tifo Juventus. È una cosa che persino i miei più cari amici ignorano, sia perché non mi capita spesso di parlare di calcio, sia perché la Juve, me ne rendo conto, è una passione antisociale. A mia discolpa posso dire che ho fatto questa scelta quando ero bambina perché, essendo già una piccola ribelle, volevo differenziarmi da mio babbo, milanista.
  • Ho votato Bertinotti. Bertinotti. Quello che adesso va ai meeting di Comunione e Liberazione, tutto contento. Lui. L’ho votato. Più volte.
  • Non mi piace Banana Yoshimoto. È dura ammetterlo perché a me di base piace tutto, quindi questo accanimento nei confronti della povera Yoshimoto non si spiega. Però è così, ho letto un paio di suoi libri e proprio non mi va già.
  • Una volta ho rubato la carta igienica dal bagno dell’ufficio. Io uscivo sempre troppo tardi dal lavoro per riuscire a comprarla e la mia coinquilina continuava a dimenticarsene. Ho sbagliato, lo so. Ma era una questione di vita o di morte.
  • Non ho mai letto Proust. Per carità, rimedierò, che l’ignoranza è sempre una brutta bestia. Ma ci tenevo a confessarlo, dal momento che l’estate scorsa c’è stato un dibattito di grande caratura, fra scrittori più o meno giovani, che aveva all’incirca questi toni: «Io ho letto Proust e tu no, gnè gnè gnè, io l’ho letto più di te e quindi sono più scrittore di te, specchio riflesso sfiga della suora chi lo dice sa di esserlo!». Quindi, pur con Alla ricerca del tempo perduto già in mano, mi pregio di ripeterlo: non ho mai letto Proust.
  • In aeroporto, quando sono sola, sono fra quelli che si mettono in fila al gate, in piedi, mille ore prima della partenza.
  • Questa è imbarazzante davvero. Racconta mia mamma che da piccola avevo una grande passione per le persone anziane, con le quali attaccavo bottone in ogni circostanza. Pare che una volta, incontrata una coppia di vecchini durante una passeggiata in pineta, li abbia intrattenuti per ore spiegando nei dettagli come nascono i bambini. Avevo 6 anni, l’avevo appena scoperto, mi sembrava doveroso condividere questa mia conoscenza con il mondo intero.
    Il problema è che, anche se oggi ho qualche decina di anni in più, questa passione non mi è passata. Ormai ho capito che gli anziani sanno benissimo come si fanno i bambini, quello sì. Però mi sono accorta che, appena avvisto una persona di più di settantacinque anni, la fisso finché questa, mossa da non so se tenerezza o pena, mi rivolge un sorriso o un cenno di saluto. Allora mi sciolgo nella dolcezza del momento, ricambio con affetto e poi resto felice tutto il giorno.
  • Non riesco a bere e camminare insieme. Magari non sembra, ma in alcuni contesti è un problema.
  • Una volta, mentre lavoravo in un bar al mare, ho confuso un gruppetto di turisti sordomuti per stranieri e, siccome mi sembrava che non mi capissero, ho parlato loro in tedesco. È successo ormai una quindicina d’anni fa, ma anche oggi, a ripensarci, divento rossa dalla vergogna e mi do dell’imbecille. (Ho inserito questa scena anche nel mio romanzo, nel tentativo di esorcizzarla.)
  • Il primo amore della mia vita è stato Satomi dei Bee Hive. Non l’attore, proprio il cartone animato.

Ce ne saranno sicuramente altri, ma non mi vengono in mente. Forse erano troppo imbarazzanti e li ho rimossi. Mi sembra comunque di aver già detto abbastanza. Vogliatemi bene lo stesso, se potete.

Romagnola (molto romagnola), vivo tra l'Italia e Berlino. Dal 2004 mi occupo di editoria: scrivo, edito, creo giochi di enigmistica. Nel 2016 è uscito il mio primo romanzo, Il colore dei papaveri (Piemme).

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